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Se con Joe Biden alla Casa Bianca anche big oil e utility Usa accelereranno sulla transizione energetica, per adesso sono le europee, italiane in testa, a beneficiare maggiormente di finanziamenti e crescita green. Un vantaggio che si consoliderà per distacco anche il prossimo anno. Indipendentemente dall’andamento del Covid, infatti, per il 2021 è previsto un vero e proprio boom degli investimenti in rinnovabili. Parola di Valerio Capizzi, responsabile Energy Emea di Ing Bank. «Il settore energy durante il periodo di massima tensione generata dalla pandemia ha già dimostrato una forte residenza», spiega a MF-Milano Finanza. «Altri settori hanno dimostrato debolezza già dopo le prime settimane di lockdown, mentre fonti rinnovabili e gas hanno tenuto. In qualche caso hanno avuto addirittura la capacità di rilanciare. Oggi possiamo affermare che l’accelerazione della transizione energetica verso le rinnovabili porterà a una vera e propria rivoluzione sul mercato italiano». Il vero baco di prova è rappresentato dalla fine del regime degli incentivi. «Siamo all’alba di un nuovo inizio, una radicale trasformazione che vedrà la progressiva sostituzione degli incentivi con nuove forme contrattuali, i cosi detti Ppa (Power purchase agreement), che assicurano ai proprietari di un impianto rinnovabile di vendere l’energia prodotta a un determinato acquirente, facilitando così il ritorno dell’investimento. L’Italia ha accumulato un paio d’anni di ritardo ma ora ci sono le condizioni per recuperare».
Il nuovo decreto Fer è finalmente arrivato, dopo due anni di attesa, ed è emerso che il fotovoltaico senza più incentivi si reggerà proprio sui Ppa.
Sono gli stessi contratti ai quali, per esempio, già ricorre all’estero l’Enel di Francesco Starace, forte di una continuità manageriale che ha dato al gruppo un’impronta sostenibile consolidata. «Ma anche operatori più piccoli hanno dimostrato grande adattabilità, in molti casi anticipando le tendenze del mercato e cambiando totalmente profilo di business», osserva Capizzi. Basti pensare a Erg che una decina di anni fa ha detto addio alla raffinazione, convertendosi in operatore green, o Falck Renewables che, partendo dagli investimenti eolici in Scozia, si è affrancata dall’acciaio.
La domanda se le banche siano pronte. «La risposta è sì, ma a determinate condizioni: gli impianti devono essere a posto sotto il profilo autorizzativo e il Ppa provider deve mostrare un merito di credito solido sul medio lungo termine. Ma soprattutto deve esserci una presa di coscienza dell’intero sistema sulla validità di questo strumento per portare avanti gli investimenti nelle rinnovabili e nella transizione energetica negli anni a venire».

Fonte: Milano Finanza