Assistere le aziende nell’evoluzione della manifattura è l’obiettivo del consorzio che lancia il suo primo digital capability center

Nel dicembre 2018 a Bologna è nato Bi-Rex (Big data innovation & Research excellence), un consorzio pubblico-privato, parte dei competence center selezionati dal Mise, che vede assieme università (l’ateneo del capoluogo in primis ma anche quelli di Ferrara, Modena, Reggio Emilia e Parma), centri di ricerca e quarantacinque imprese (tra cui figurano Ducati, Sacmi, Bonfiglioli, Gruppo Hera, ecc). Una sinergia tra attori diversi per aiutare, attraverso consulenza, formazione e valutazione della tecnologia, soprattutto le piccole e medie imprese a effettuare la transizione verso l’industria 4.0.

Una serie di azioni che passeranno, inevitabilmente, dall’impianto pilota di cui Bi-Rex ha annunciato il lancio, un digital capability center incentrato sulla filiera meccatronica e automotive. Un hub dove tecnologie convenzionali e innovative troveranno un punto di incontro, per dimostrare che l’innovazione dei processi si regge comunque su un know how che non scompare ma che deve essere spinto più avanti, anche grazie a risorse e tool digitali.

L’obiettivo è approdare verso soluzioni sempre più innovative e performanti rispetto ai processi produttivi presenti attualmente nelle industrie manifatturiere. Ma la conoscenza non deve essere solo ad appannaggio dei grandi player e ripercuotersi positivamente su più attori.

Il digital capability center e il Bi-Rex stesso si pongono come punto di intersezione tra l’accademica, laddove i ricercatori studiano applicazioni sfruttabili in ambito industriale, e le imprese, che devono poter usufruire di conoscenze per migliorare processi e produzione industriali.

La sinergia pubblico e privato, nel caso del competence center bolognese, vede anche un peso maggiore degli investimenti dei partner privati (pari a 15 milioni di euro) rispetto a quelli pubblici (oltre 9 milioni).

Le aree di specializzazione del partenariato sono più ampie e includono infatti l’agroalimentare, il biomedicale, la smartness per le città, il facility management, l’economica circolare, ecc. È ipotizzabile quindi che altri impianti dedicati potranno sorgere nel prossimo futuro ma il primo hub, sito presso l’Opificio Golinelli della omonima fondazione, sarà già il luogo dove potranno maturare soluzioni sfruttabili altrove.

Le tecnologie abilitanti per l’industria 4. 0 sono diverse e e così saranno calibrati, per approfondirne sviluppi e potenzialità, anche i bandi che Bi-Rex lancerà per progetti dedicati (anche se non sono ancora note le tempistiche). I progetti, le applicazioni e gli studi dei bandi di Bi-Rex verteranno su additive manifacturing, automazione di sistemi e diagnostica predittiva, robotica, connettività e integrazione di sistemi. E poi ancora big data, security e blockchain, big data, e integrazione di tecnologie dell’industria 4.0 nelle filiere verticali come l’agro-alimentare e il biomedicale.

Nuovi processi, e nuovi prodotti, potranno quindi essere sviluppati grazie ai bandi e naturalmente anche nel digital capability center: un portato innovativo che inevitabilmente potrebbe fare la differenza nel territorio, dove c’è un tessuto industriale fisiologicamente orientato all’innovazione (basti solo pensare al settore automotive)  e dove è anche più forte la capacità di fare cooperazione. Indicare alle imprese più piccole la via è l’obiettivo del Bi-Rex, un approccio utile anche alle grandi aziende: se le piccole, fisiologicamente più in rincorsa sul fronte ricerca e sviluppo, crescono parallelamente, integrando le tecnologie e il know how, l’effetto virtuoso si ripercuote su tutto il sistema. Non un obiettivo ideale, ma pratico, quando in ballo ad esempio c’è la vittoria di una commessa che può far bene a una intera filiera.